Disturbo d’ansia generalizzato (DAG)

Il quadro clinico è dominato dal sintomo “ansia” i cui effetti coinvolgono la sfera psicologica, quella fisica e quella comportamentale.

Molti individui affetti da DAG riferiscono di essersi sentiti ansiosi e nervosi per tutta la loro vita e sono quindi incapaci di fornire una collocazione temporale dell’esordio del disturbo. Solo se stimolato ad un preciso ricordo, il paziente può identificare come primo segno del DAG le notti insonni trascorse col batticuore alla vigilia di un esame scolastico o di una competizione agonistica, sebbene adeguatamente preparato. Più della metà delle persone che ricercano il trattamento riferisce un esordio nella fanciullezza o nella adolescenza, ma esso non è infrequente dopo i 20 anni. Il decorso è cronico, ma fluttuante e spesso peggiora durante i periodi di stress. Non si è trovata una aggregazione familiare specifica. Al colloquio, il viso del paziente appare teso, la fronte corrugata; la posizione del corpo indica tensione, agitazione; spesso il soggetto presenta tremore e suda e ha facilità al pianto.

Quadro clinico

I pazienti affetti da DAG appaiono cronicamente ansiosi ed apprensivi per circostanze ordinarie della vita di tutti i giorni. In assenza di gravi, ma soprattutto realistiche motivazioni possono riferire sentimenti di apprensione riguardo circostanze quotidiane, abitudinarie, quali la salute e l’incolumità fisica dei familiari, la situazione finanziaria, le responsabilità lavorative o le capacità di rendimento lavorativo, scolastico o agonistico, le piccole incombenze quotidiane come le faccende domestiche, le riparazioni all’automobile o il far tardi agli appuntamenti. In particolare i ragazzi più giovani o gli adolescenti tendono a preoccuparsi per le proprie capacità o per la qualità delle prestazioni o per la preparazione a scuola o negli eventi sportivi, anche quando la prestazione non deve essere valutata da altri; possono anche preoccuparsi per eventi catastrofici come terremoti o guerre nucleari.

Tale polarizzazione apprensiva, facilmente e potenzialmente estensibile a molteplici situazioni, concorre a sostenere un continuo stato di allarme ed ipervigilanza che trova la propria motivazione nella ragionata consapevolezza che certi eventi negativi abbiano la possibilità, seppur remota, di verificarsi e trova la propria finalizzazione nel tentativo di anticiparli e quindi, di controllarne le conseguenze. L’ansia che tali pensieri generano non è stimolo-specifica ed irrazionale come l’ansia fobica, né è paragonabile all’angoscia devastante ed incontrollabile dell’attacco di panico; essa è la percezione sottile di un pericolo vago ed indeterminato che non può essere attribuito alla qualità dello stimolo, ma all’interpretazione personale che di esso viene data. Lo stato di apprensione sostiene sintomi della sfera cognitiva (ridotta concentrazione, facile distraibilità, disturbi mnesici correlati alla difficoltà a concentrarsi) e della vigilanza (irrequietezza, irritabilità, nervosismo, facilità a sussultare, stato di allarme). Alcuni pazienti con DAG presentano i loro sintomi in termini psicologici (“non posso svolgere il mio lavoro”) o di demoralizzazione, altri focalizzano i disturbi a livello corporeo, lamentandosi di tremori, contratture, scosse, freddo, sudorazione, secchezza delle fauci, disfagia, nausea o diarrea, pollachiuria, astenia, insonnia. L’elevato tasso di comorbilità si riscontra con alcuni disturbi dell’umore (disturbo depressivo maggiore, distimia) e d’ansia (disturbo di panico, fobia sociale, fobia specifica), con disturbi correlati ad abuso di sostanze (alcool, sedativi) o a dipendenza da esse, e con la sindrome del colon irritabile.

Normalmente una diagnosi precisa viene fatta dallo specialista psichiatra o psicologo clinico sulla base di definiti criteri diagnostici ricavati dal Manuale Statistico e Diagnostico delle malattie mentali (DSM-IV).

  • e preoccupazione eccessive (attesa apprensiva), che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno 6 mesi, a riguardo di una quantità di eventi o di attività (come prestazioni lavorative o scolastiche).
  • La persona ha difficoltà nel controllare la preoccupazione.
  • L’ansia e la preoccupazione sono associate con tre (o più) dei sei sintomi seguenti (con almeno alcuni sintomi presenti per la maggior parte dei giorni negli ultimi 6 mesi). Nota Nei bambini è richiesto solo un item.

1) irrequietezza, o sentirsi tesi o con i nervi a fior di pelle

2) facile affaticabilità

3) difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria

4) irritabilità

5) tensione muscolare

6) alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o sonno inquieto e insoddisfacente).

  • L’oggetto dell’ansia e della preoccupazione non è limitato alle caratteristiche di un disturbo di Asse I, per es., l’ansia o la preoccupazione non riguardano l’avere un Attacco di Panico (come nel Disturbo di Panico), rimanere imbarazzati in pubblico (come nella Fobia Sociale), essere contaminati (come nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo), essere lontani da casa o dai parenti stretti (come nel Disturbo d’Ansia di Separazione), prendere peso (come nell’Anoressia Nervosa), avere molteplici fastidi fisici (come nel Disturbo di Somatizzazione), o avere una grave malattia (come nell’Ipocondria), e l’ansia e la preoccupazione non si manifestano esclusivamente durante un Disturbo Post-traumatico da Stress.
  • L’ansia, la preoccupazione, o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
  • L’alterazione non è dovuta agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale (per es., ipertiroidismo), e non si manifesta esclusivamente durante un Disturbo dell’Umore, un Disturbo Psicotico o un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo.

Bibliografia

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